L’articolo che ho chiesto a Lucia Francolini, WAVE coach, di scrivere, è il racconto di un meraviglioso successo fatto del lavoro di tanti professionisti e del contributo di una persona speciale come Lucia. Essere coach è meravigliosamente appagante in momenti come quelli nei quali il nostro lavoro si trasforma nel successo di coloro che investono energia, emozioni, fatica, sacrifici e sudore nella costruzione di un sogno. Quando questo avviene il cuore ci esplode di gioia come se fossimo noi i protagonisti. Il compito di un coach è quello di fare un lavoro silenzioso e defilato fornendo un contributo essenziale al risultato.

La mia gioia è quella di avere dei coach come Lucia, capace di emozionarci e renderci orgogliosi. Grazie.

 

Classe 1999. 3 aprile 2015. Primo mondiale cadetti. Medaglia di bronzo nella prova individuale di sciabola maschile.
Questo non è il racconto di una medaglia, è il racconto di cosa c’è dietro ad una medaglia. Il lavoro di un giovane atleta: impegno, fatica, cadute, perseveranza, dettagli.
Un lavoro che parte da lontano e che è il frutto della collaborazione con la Virtus Scherma Bologna e in particolare con i maestri Andrea Terenzio e Niccolò Bondi.
Da gennaio 2013, infatti, abbiamo definito un piano di sviluppo dei giovani atleti della Virtus che ha coinvolto anno dopo anno sempre più ragazzi e ragazze della categoria cadetti e allievi.

E’ proprio l’ingresso nella categoria cadetti nel settembre del 2013 che ha segnato anche per Matteo l’inizio di un percorso di preparazione mentale che, al pari di quello fisico e tecnico, ha richiesto costanza, dedizione e determinazione.
I primi piccoli passi nella costruzione di una prestazione eccellente sono stati fatti esplorando il mondo delle emozioni. il 2013-2014 ha visto il susseguirsi di attività di team coaching finalizzate allo sviluppo dell’intelligenza emotiva: consapevolezza, gestione e definizione di obiettivi importanti.
Un anno di passaggio che è servito a mettere le basi per costruire un nuovo modo di vivere l’errore, non come aspetto negativo ma come opportunità di crescita e di miglioramento. E’ stato un anno in cui ha iniziato, tra alti e bassi, a vedere la mente come alleato prezioso e non come avversario da far tacere e lasciare in un angolo. Ha richiesto pazienza, coraggio e fiducia, per non arrendersi e continuare a lavorare e impegnarsi nonostante i pochi risultati.
E poi è arrivato il 2014 che ha avuto un unico obiettivo: fare dell’eccellenza un’abitudine.
Abbiamo intrapreso un percorso di riflessione individuale che ha seguito quattro macro-fasi che ciclicamente si sono ripetute nel corso dell’anno: OBIETTIVI, AZIONI, VERIFICA, ESERCIZIO.
A partire dagli elementi ritenuti fondamentali per la costruzione di una performance eccellente, il primo step è stato finalizzato a definire in modo specifico gli obiettivi di prestazione e di risultato nel breve, medio e lungo periodo (WHAT). I singoli obiettivi sono stati poi messi in relazione diretta con un preciso set di azioni necessarie per poter raggiungere tali obiettivi (HOW). I momenti di verifica e di aggiustamento degli obiettivi iniziali e delle attività ad essi legate hanno rappresentato uno step importante che ha permesso a Matteo di capire se stava percorrendo la strada giusta per arrivare dove si era prefissato. Nel corso dell’anno ha lavorato per migliorare l’approccio alla gara, facendo tesoro di ogni esperienza e imparando a rileggere le situazioni per identificare cosa fare meglio la volta successiva. Esercitare e replicare le “buone pratiche” ha quindi permesso di individuare delle routine e delle attività funzionali al raggiungimento dei risultati fissati ad inizio anno.

Questo percorso di sviluppo e, in generale il programma di lavoro con tutti gli atleti, è stato possibile soprattutto grazie alla società che ha deciso di investire su professionisti diversi, alla disponibilità delle famiglie che si sono completamente affidate, ai ragazzi e alle ragazze che hanno intrapreso questo percorso con entusiasmo e fiducia e ai maestri Andrea e Niccolò. Non è facile trovare tecnici illuminati che abbiano il coraggio di mettersi in gioco per co-costruire con altri professionisti il percorso di crescita dei propri atleti.
La forza di questo lavoro sta qui e ovviamente in Matteo.

La cosa più bella di questa medaglia? La strada che ha fatto per arrivare fin lì e la fame con cui da lì riparte.
Fame di miglioramento, di crescita, di vittorie.

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